C’era un tempo in cui, durante una vacanza, si entrava in un negozio di souvenir, si
sceglieva una cartolina tra fotografie di
spiagge, monumenti e panorami e si cercava uno spazio sul retro per raccontare
qualcosa.
Oggi per raccontare le vacanze basta molto meno, basta pensare che una foto scattata con lo
smartphone può finire online
pochi secondi dopo e una Story permette di mostrare un tramonto, una cena o una strada
appena scoperta mentre siamo ancora lì.
Eppure il desiderio che
c’è dietro questi gesti non è poi così diverso; da molto prima
dell’arrivo dei social sentiamo il bisogno di condividere i luoghi che visitiamo, conservare
alcuni momenti e far sapere agli altri qualcosa dell’esperienza che stiamo vivendo.
Le cartoline dalle vacanze erano già una forma di racconto molto selettiva, dove la fotografia sul fronte
mostrava quasi sempre la versione più bella e riconoscibile del luogo, mentre sul retro
c’era spazio soltanto per qualche frase. Si sceglieva cosa raccontare e a chi raccontarlo,
e anche il tempo era diverso, perché quella cartolina poteva arrivare diversi giorni dopo,
magari quando chi l’aveva spedita era già tornato.
Con la fotografia il racconto del viaggio si è
allargato, grazie ai rullini, alle diapositive e agli album si potevano
portare a casa molti più frammenti e mostrarli in un secondo momento ad amici e
parenti. Quelle immagini appartenevano soprattutto al ricordo, dove prima si viveva il viaggio,
poi lo si raccontava.
La comunicazione digitale ha
progressivamente accorciato questa distanza, dove email, blog di viaggio, Facebook e
successivamente Instagram hanno reso la condivisione sempre più immediata, fino ad
arrivare alle Stories e ai Reel. Oggi il racconto può procedere quasi nello stesso
momento dell’esperienza.
È probabilmente questo uno dei cambiamenti
più evidenti delle vacanze sui social. Non aspettiamo necessariamente
di tornare per scegliere cosa mostrare, ma fotografiamo la colazione, il panorama dalla camera,
il piatto appena arrivato al tavolo, il dettaglio di una strada, una giornata al mare e, alcuni
momenti, vengono raccontati mentre stanno ancora accadendo.
È cambiato anche chi guarda.
Una cartolina aveva un nome e un indirizzo, mentre una Story può essere vista da
amici, colleghi, conoscenti e persone che magari non incontriamo da anni. Il destinatario si è trasformato in un
pubblico e, insieme a lui, è
cambiato il modo in cui costruiamo il nostro racconto di viaggio.
Questo non significa che prima raccontassimo tutto così com’era e oggi
mostriamo soltanto una versione costruita delle nostre vacanze; anche scegliere una cartolina
con il mare perfettamente azzurro significava selezionare un’immagine, o riempire un
album fotografico voleva dire decidere quali momenti conservare e quali lasciare fuori.
I social hanno solo reso questa selezione più
frequente e visibile. Alcuni luoghi vengono cercati proprio
perché fotografabili, certe inquadrature diventano familiari ancora prima di partire e
capita di riconoscere un ristorante, una spiaggia o un panorama perché li abbiamo
già incontrati decine di volte sullo schermo.
La condivisione, inoltre, partecipa alla costruzione del
ricordo. Una foto non resta soltanto nella galleria del telefono, ma
riceve reazioni, commenti, viene inviata a qualcuno o riproposta mesi dopo, in questo modo il
viaggio diventa esperienza, memoria e racconto quasi nello stesso momento.
Per chi lavora nella comunicazione, questa evoluzione offre uno
spunto interessante: raccontare qualcosa significa sempre scegliere
un’immagine, un dettaglio, un momento, un punto di vista. Questo concetto vale per una
vacanza e vale per un brand, che costruisce la propria identità attraverso tanti frammenti
distribuiti nel tempo.
Una Story non deve raccontare tutto, proprio come non lo facevano le poche righe scritte sul
retro di una cartolina, ma ciò che conta è la
traccia che quei contenuti lasciano e il modo in cui, uno dopo
l’altro, contribuiscono a creare un’immagine riconoscibile.
Dalla cartolina spedita dalla spiaggia alla Story pubblicata davanti allo stesso mare sono
cambiate velocità, strumenti e persone
raggiunte. È rimasto, però, quel gesto semplice di scegliere un
frammento di ciò che stiamo vivendo e condividerlo con gli altri.
Forse è proprio questo che continuiamo a fare ogni estate, anche quando il francobollo
è stato sostituito da un tap sullo schermo.
